SÈTTARISMO NELLE ADI: UNA VALUTAZIONE.

Riflessioni con testimonianza personale della

dott.ssa MARIA TERESA PIZZULLI

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Il settarismo è presente nelle ADI? In quali forme? Dopo trent’anni dico legittimamente la mia.

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Sono così tutti i bimbi che son vissuti nelle comunità religiose come le ADI. Ero così da bambina: mi piaceva il racconto di un Dio che si prendesse cura di noi, e spontaneamente la sera, prima di andare a dormire, mi mettevo con le mani giunte e Lo pregavo. Ero felice con la mia famiglia, a casa avevamo un esempio di donna di fede, moglie di uno dei primi pentecostali convertiti nel 1913. Lei non aveva bisogno di parlare: ti comunicava tutto con il suo sorriso e le guanciotte rosse e quando cantava gl’inni a memoria (senza saper né leggere né scrivere) ti sentivi in paradiso. Tutta la mia famiglia di linea materna – per la preghiera e intensa testimonianza di un grande uomo di fede come mio nonno, colui che con la bicicletta aveva fatto ca 400 km per prendere parte al primo convegno pentecostale del 1928, cadendo da un burrone, risalendo senza alcun graffio e ripartendo fino a destinazione -, è arrivata a Cristo.Erano contadini i miei nonni, ma la loro saggezza e il loro esempio, quello dico loro “che camminano con Dio”, ha lasciato un segno indelebile nella mia vita….da quel Dio, mai, nonostante quello che ho visto dopo arrivare nelle ADI, mi sono allontanata.

Molti sermoni che udivo dopo i miei 11 anni, avevano dei contenuti che mi lasciavano più che perplessa. Una domenica, il predicatore a gran voce affermò che, essere credenti ADI, presupponeva anche avere un’attività lavorativa che si conciliasse con tutte le attività della chiesa, quindi fu stilata una lista di mestieri consentiti e non consentiti. Tra i mestieri non consentiti vi erano: operaio soggetto a turni, pizzaiolo, parrucchiere… e musicista. Perciò io, amando la musica e volendo seguire le mie inclinazioni rientravo tra le categorie non consentite. Cominciai a essere definita “ribelle” per il solo fatto di dare espressione alla mia personalità seguendo il mio talento e non sempre mi riusciva di partecipare a tutti i “culti” (espressione con cui nelle ADI ci si riferisce alla funzione religiosa) che allora si svolgevano: tutte le sere di martedì, giovedì, sabato e poi due volte la domenica, la mattina e la sera. Eh già, voler studiare pianoforte, eccellere negli studi (perché mi è sempre piaciuto studiare, e non per dimostrar qualcosa a qualcuno, ma perché mi piace approfondire tutto quello che mi passa tra le dita) suonare per professione in manifestazioni e concerti, significava esser impegnata in un’attività altamente profana (da loro detta “mondana”), un voler fare carriera e quindi un “volersi allontanare dalla comunità” che nelle ADI coincide con “allontanarsi da Dio”. Girare l’Italia, già in età adolescenziale, per aver seguito le mie inclinazioni e avere scelto di intraprendere la professione di musicista, equivaleva per il pastore, e molti dei fedeli da lui sedotti, a “disubbidire alla Parola di Dio” e, peggio, “rinnegare la fede”. Eppure, con grossi sacrifici per molti anni ho frequentato tre, quattro, volte la settimana le attività della chiesa, suonavo l’organo durante il culto, ossia durante le funzioni, ero impegnata in incontri musicali con i giovani… Ma tutto ciò non bastava a soddisfare i criteri di regolamenti umani stabiliti che nulla avevano a che fare con la Bibbia. Ebbi pure l’ardire di far parte di un gruppo musicale composto da credenti di due città diverse, facendo a volte, doppi culti di evangelizzazione… Ma ogni tanto arrivava una nuova regola, ovviamente non biblica, come ad esempio quella secondo cui tra due diverse comunità, sempre ADI, non si doveva e non si poteva aver un gruppo musicale comune. Il perché non era dato saperlo, ma bisognava ubbidire e basta. Coercizzata com’ero, mi beccai un esaurimento nervoso pur di presenziare a tutte le attività che il pastore pretendeva senza trascurare i miei impegni scolastici e quelli del Conservatorio. Fu a quel punto che cominciai a riflettere… capire che non potevo continuare perché ci avrei rimesso le penne. Dovevo riprendermi la mia vita che fino a quel momento era controllata dal pastore. Lo feci dopo il battesimo dei miei 16 anni (quindi ancora minorenne come tanti altri) e spesso mi chiedevo: Ma cosa dice la parola di Dio? Mi misi strenuamente a studiare la Bibbia e iniziai a dibattere su tante spiegazioni strampalate e prive di qualsiasi fondamento biblico con gli “addetti ai lavori” (credo che sia questo il termine giusto, più che figure pastorali o consiglieri e membri di spicco delle comunità). Non gradivo gli incontri solitari, che avevano tutto il sapore di un “indottrinamento” fatto di regole, imposizioni e codici di comportamento (e cosa potevo mai fare di male, se ero una secchiona, un topo da biblioteca, dedita allo studio, al pianoforte, ma con un gran sorriso e tanta voglia di vivere come tutti i giovani che vivono bene con se stessi e con gli altri?)

A quanto pare per certe figure pastorali non erano sufficienti né i 613 precetti ebraici di Maimonide, né tutto l’apparato già sovrabbondante dei Farisei ai tempi di Gesù. Essi avevano bisogno di dare ai propri fedeli altri regolamenti interni che nulla hanno a che fare con la Bibbia. E da quel che mi risulta la situazione oggi non è cambiata, anzi è peggiorata. Ma la Sacra Scrittura non dovrebbe bastare? Statuti e Regolamenti interni che con la scusa di regolarizzare le posizioni con lo Stato in realtà hanno preso il sopravvento sulla Bibbia. La verità che nessuno osa dire, è che oggi lo Statuto e il Regolamento Interno sono l’unica regola di fede e di condotta di queste chiese che poi usano la Bibbia, come accessorio. Nelle ADI puoi anche infrangere o interpretare diversamente la Bibbia ma non ti è consentito infrangere o interpretare diversamente lo Statuto e il Regolamento Interno. Che significa questo praticamente se non che questi strumenti umani hanno preso il posto della Bibbia come profeticamente aveva già denunciato il compianto fr. Roberto Bracco? La vera Bibbia delle ADI sono lo Statuto e il Regolamento Interno che però molto spesso i vertici stessi disattendono. Se non ti sottometti a queste regole umane sei fuori. Non importa i soldi che hai dato, il tempo che hai dedicato, gli anni che tu o i tuoi antenati avete dato. Solo regole umane… regole su regole. Ma dove s’è mai visto Gesù imporre precetti e regole umani? Io conosco Gesù del Sermone sul monte, il Gesù con la cananea, il Gesù con la samaritana, con l’adultera… e anche quello con Zaccheo. Ecco, questa è una figura che mi piace molto perché Zaccheo è l’esempio perfetto che chi ha frodato deve risarcire. E così chi ci ha frodato denaro e spezzoni importanti di vita deve apprendere che, previo pentimento, si restituisce il quadruplo a coloro che si è frodato. Ed io come tutte le altre vittime delle ADI siamo stati derubati di qualcosa ben più prezioso del denaro e dell’oro (pure se molti di noi hanno contribuito generosamente con molto denaro per molti anni).

Il Consiglio direttivo di AVADI mi ha chiesto di scrivere la mia testimonianza, ma qui mi sto limitando a dei piccoli cenni perché se scrivessi tutto ne verrebbe fuori un’enciclopedia! E poi vi son cose che dirò solo nei tempi e nei luoghi opportuni; perché vi sono tali luoghi. Ho atteso anni per avere risposte che non sono mai giunte. Ho anche scritto lettere inviate per mezzo di raccomandate con ricevuta di ritorno al “Consiglio Generale delle Chiese” (l’organo amministrativo delle ADI) perché li ritenevo ancora fratelli pure se non frequentavo più le ADI, ma a loro vergogna non mi hanno mai risposto. Nemmeno la buona educazione di dare una risposta di cortesia come se le cedole postali non parlassero che hanno ricevuto le mie lettere. Loro non rispondono mai, così come non hanno risposto alla lettera aperta che gli abbiamo inviata il 22 ottobre c.a. Questo ha aggiunto ulteriori ferite a quelle già presenti perché diversi membri del “Consiglio Generale delle Chiese” li conosco personalmente, sono stati ospiti a casa mia, dei miei genitori, hanno mangiato alla nostra tavola, dormito sui nostri letti; abbiamo messo al loro servizio tutto quello che avevamo e potevamo. In cambio abbiamo ricevuto ignobili spedizioni punitive, alcune ancora in atto, senza cognizioni di causa solo per lo “spettegolio di certuni” e le “bugie di altri” senza alcuna spiegazione se non l’invidia.

La Chiesa di Cristo quando viene sporcata da tutto quello che è umano, per non dire altro (perlomeno non qui) perde la propria vocazione e uccide i suoi fedeli servitori.

Sono ferite che credevo rimarginate ma che sono riapparse prepotentemente e in modo più acuto quando sono venuta a contatto con altri credenti che avevano avuto la mia stessa esperienza, che avevano subito gli stessi soprusi. Lì mi sono resa conto del crescente e persistente malumore che c’è nelle ADI, e allora mi sono data una spiegazione: non solo io e la mia famiglia abbiam subito pressioni psicologiche, ingerenze nella vita privata, punizioni quale l’ignobile “fuori comunione” (terminologia con cui nelle ADI si definisce la “scomunica”) fatta pubblicamente dal pulpito (aggiungerei illegalmente) senza alcun motivo e senza avere mai dato spiegazioni! Mai! Quando ho scoperto che altre centinaia di persone hanno subito lo stesso trattamento, ritenendo di essere state “abusate” da una struttura religiosa sèttaria a cui sono state costruite anche su di loro calunnie (bugie su bugie) e tutto il dolore che hanno sofferto, ho provato empatia perché io quel dolore lo conosco profondamente. E’ un dolore che ti squarcia l’anima con effetti sulla salute (molti di AVADI hanno reperti medici che lo attestano) allora mi sono decisa a rompere il silenzio a trent’anni di distanza da questo movimento religioso che si è trasformato, purtroppo per molti e a causa di molti, in una “gabbia abusante”.

Non generalizzo perché lo so che nelle ADI ci son tante brave persone, tanti che vogliono servire il Signore; anzi sono proprio loro le prime vittime. Tanti che subiscono e non hanno la forza per difendersi, non sanno come fare. Sono prigionieri di un sistema e non sanno come uscirne. A ciascuno di loro dico: Non abbiate paura di parlare, uscite dall’omertà che vi tiene legati, perché quando lo farete sarete davvero liberi e vi sentirete più leggeri com’è accaduto a tutti noi. Mettetevi in contatto con AVADI, anche in privato, sfogatevi liberamente perché dall’altra parte troverete tante figure professionali serie e pronte ad ascoltarvi e aiutarvi. Liberatevi di ciò che vi opprime, fate delle riflessioni su cosa succede. La vostra privacy e il vostro anonimato saranno tutelati al cento per cento. E posso dirlo per esperienza personale perché io stessa ho avuto modo di verificarlo. Parlare non solo vi farà bene ma è anche un vostro diritto. Non si calpestano i diritti fondamentali dell’uomo, soprattutto se si è in una comunità religiosa. Nessuno può capirvi più di noi AVADI perché tutti, chi più chi meno, abbiamo subito le stesse vessazioni, gli stessi soprusi, gli stessi abusi… siamo tutti vittime di un sistema sèttario da cui ne siamo usciti con non pochi traumi (con certificati medici) anche se adesso tutti affermiamo di essere felici e di godere veramente la gioia del Signore dopo essere usciti dalle ADI, ma non è stato facile e le sofferenze sono state tante perché nelle ADI vige l’ostracismo, l’isolamento. Presso l’Associazione Vittime delle Assemblee di Dio in Italia (AVADI) troverete persone in grado di potervi aiutare, potrete usufruire della consulenza di esperti e anche della consulenza biblica e pastorale di tanti ex pastori che hanno conosciuto le sofferenze degli abusi e della manipolazione. E lo fanno gratuitamente. Tranquilli, non dovete versare né decime né offerte. Non prendono uno stipendio, non vivono sulle spalle delle persone, non sono “pastori mercenari” come li definì Gesù (Giovanni 10:12; Tito 1:7, 11; I Pietro 5:2), perché si sostengono onestamente con il loro lavoro, così come facevano i pionieri pentecostali prima che trasformassero il ministero (= servizio) in una professione abusante, ma troverete veri pastori di Dio, pronti ad aiutarvi e a pregare per voi. Alcuni di questi ex pastori ci hanno messo la faccia, altri spero si decidano a farlo presto.

Ecco, dei deboli, di coloro che sono puri di cuore e vogliono andar al culto per adorare il Signore, a questi va tutta la mia comprensione, il mio amore e la mia preghiera affinché Dio li aiuti e li guidi.

Ai vertici delle ADI, invece, rivolgo un perentorio appello: Ravvedetevi e convertitevi! Chiedete perdono per tutto il male che avete fatto a persone che come me e altri han voluto servire il Signore e sono stati maltrattati con meccanismi altamente manipolatori, abusanti (specie se da bambini e adolescenti) e con tenace persistenza. Dovete chiedere perdono a tutti coloro che volutamente e scientemente avete fatto del male, ai pastori ingiustamente messi sotto disciplina (i documenti gridano) a tutte le vittime di AVADI e anche a me e ai membri della mia famiglia; dovete provvedere ai poveri, ai bisognosi che avete tra voi mentre voi non vi fate mancare nulla pure quando vi fingete modesti e vi satollate sul sudore dei fedeli; dovete predicare l’Evangelo della Grazia, quello vero e non quello edulcorato; dovete debellare ogni sovrastruttura infiltratasi nelle chiese a partire dal 1947.

Chiedetevi, se mai vi è rimasto un pur minimo timore di Dio, dove sono tutte quelle pecorelle che voi ritenete smarrite mentre invece siete stati voi stessi a condurli fuori dall’ovile, al freddo e alle intemperie della vita? Quali altri lupi, oltre a voi li ha divorati? E voi, dove eravate nel frattempo? Già… voi eravate chiusi nei vostri studi a pensare a come manipolare per poter conservare il posto perché non sapete fare altro nella vita, non conoscete il sudore del lavoro e della fatica, non sapete cosa significhi alzarsi la mattina presto e andare a lavorare, spesso sotto la pioggia e il vento mentre voi siete chiusi al calduccio nel vostro ufficio o al fresco con l’aria condizionata in estate. E poi pretendete decime e offerte da questi membri. Vergognatevi! Se non vi ravvedete e non chiedete perdono, non consideratevi al servizio di Dio, perché ho, e abbiamo, tantissimi elementi e prove che molti di voi, eravate e siete all’opera di tutt’altro che il Dio annunciato nella Bibbia.

ADONAI ELOHENU ADONAI ECHAD.          

Mettiti in contatto con AVADI per parlare, per sfogarti. Dall’altra parte troverai persone sensibili e attente ai tuoi bisogni, figure professionali pronte ad ascoltarti e aiutarti. E lo fanno gratuitamente. Puoi farlo in privato se preferisci, anche in modo anonimo. In tanti lo stanno già facendo ma sappiamo che il numero delle vittime delle ADI è molto, ma molto, più alto. Vogliamo semplicemente aiutarti! Dio ti benedica.

The Lord’s Prayer è una delle belle versioni in musica del Padre nostro, scritta dal compositore Albert Hay Malotte nel 1935. Fu registrato per la prima volta dal baritono John Charles Thomas ed è rimasto, da allora, uno degli inni popolari cantati nelle chiese, eseguito in svariati concerti e inciso da molti artisti. Malotte compose altri pezzi religiosi, come The Beatitudes e Psalm 23. Per una pianista, questa pagina musicale è uno dei modi più intimi per pregare davanti alla tastiera. Questa mia non è una esibizione, ma il desiderio di pregare nella propria cameretta. Buon ascolto.

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