La trappola delle sètte

Il 9 novembre 2018 ancora una volta si è affrontato lo spinoso tema della manipolazione mentale, che in Italia è assente nel quadro legislativo, e lo si è  fatto con un bel convegno organizzato dalla Polizia di Stato e dall’Associazione Papa Giovanni XXIII “La trappola delle sètte”  tenuto a Roma presso l’Aula Giubileo dell’Università Lumsa di fronte ad una platea di studenti universitari.

I relatori del convegno

Al dibattito, ha partecipato anche il ministro dell’interno Matteo Salvini, al quale si dà plauso per questa importante affermazione:

 “Il codice penale deve essere al passo dei tempi: reintrodurre o aggiornare alcuni reati nell’era dei social, è assolutamente una priorità“.

Il Ministro dell’Interno M. Salvini

Tutti noi vittime o parenti di vittime di plagio e manipolazione, associazioni che si prodigano per i tanti malcapitati sedotti, truffati e devastati, ci auguriamo che queste parole abbiano un seguito: finalmente una legge ad hoc, che vada a colpire, tutti gli abusanti “cultuali”, personaggi spesso insospettabili che vivono dentro l’associazionismo religioso e non, dentro un movimento che si occupa di fede, spiritualità, benessere, salute, ma che di fatto abusano con pratiche ai limiti del plagio, gli adepti. Il settarismo si nutre spesso di ampie coperture create da chiese di qualsiasi denominazione, nelle quali si consumano vari reati, estremamente lesivi per l’individuo, reati ancor più gravi, quando vi sono coinvolti anche i bambini. Nessun movimento, associazione, chiesa, partito politico e/o ideologico, è immune dal “settarismo” (prediligo questo concetto al termine sètta, perché esso assume un significato più chiaro ed immediato): è questa la grande tentazione di uomini che attraverso un credo, impongono codici di comportamento, riti contrari all’ordine pubblico, perché pervasi da forme di fanatismo estremo o peggio da malattie psichiatriche non riconosciute ma latenti.

Al centro del convegno si è posta l’attenzione sui pericoli delle sètte criminali e sulla manipolazione mentale che i leader di questi gruppi mettono in atto approfittando della difficoltà psicologica o della fragilità anche momentanea delle persone.

Al convegno, moderato dal giornalista Piergiorgio Giacovazzo hanno partecipato il cardinale Giovanni Angelo Becciu, Vittorio Rizzi, direttore centrale Anticrimine della Polizia di Stato, Anna Maria Giannini, docente di Psicologia presso la Sapienza Università di Roma e alcune vittime cadute nella rete delle sètte che hanno raccontato la loro esperienza.

Meritevoli di attenzione i messaggi degli assenti, le cui parole sono state lette e tratte dalle lettere indirizzate ai partecipanti al Convegno che di seguito riportiamo. Giovanni Paolo Ramonda, responsabile generale dell’ Apg23Associazione comunità Papa Giovanni XXIII contro le sètte, ha dichiarato:

“Le sètte proliferano dove l’individualismo sfrenato,l’utilizzo maldestro dei social ed una comunità frammentata lascia sole le persone deboli e facile preda dei violenti e degli approfittatori”.

David Ermini, vicepresidente del CSM, “Consiglio Superiore della Magistratura”, ha dichiarato:

“La libertà di coscienza e culto previste dalla Costituzione sono antitetiche rispetto alla manipolazione mentale operata dalle sètte… la libertà di culto sancita dalla Costituzione e la manipolazione settaria stanno agli antipodi separati dall’abisso dell’illegalità. Sètta è la gabbia che ti separa dal mondo, che rende ostica e penosa la fuga. Sètta è violenza, coercizione, raggiro, isolamento, autodistruzione.

David Ermini vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura con il presidente S. Mattarella.

Il procuratore generale generale presso la Corte d’appello di Catanzaro, Otello Lupacchini, da parte sua ha spiegato che:

“Le vittime delle sètte sono persone che vivono una sorta di emarginazione valoriale e culturale. È importante creare una politica criminale finalizzata alla comprensione di questi fenomeni”.

Dalle denunce di casi gravi raccolte dalle associazioni che si prodigano per le vittime di abusi settari (metodologia iniqua trasversale a tutti i movimenti religiosi e/o ideologici a volte non ancora definiti “sètte” per mancanza di conoscenza di quel che realmente accade in quel gruppo associativo) direi che l’emergenza della rete deve farci saltare tutti dalle sedie. Gravi sono i messaggi di siti, blog, profili anche falsi su facebook lanciati dalla rete, divenuta ottimo mezzo per catturare e assemblare minori, persone in ricerca del sacro, perché magari disperate o in cerca di un senso da dare alla vita, o magari alla ricerca di una cura per malattie a volte terribili dalle quali si fatica a guarire. Al ministro degli Interni gli si riconosce merito per l’alta attenzione al tema, e mi auspico siano non solo parole buttate al vento, le sue, ma reale promessa di potenziamento della polizia postale (che come sappiamo in  molte città è stata ridimensionata) organo necessario e insostituibile soprattutto in molti casi denunciati dove il reato viaggia in rete.

Vi sono procedimenti penali svolti dalla polizia postale o dalla SAS, che spesso sortiscono archiviazioni a causa di mancate e accurate indagini sia della prima che della seconda. Anche la SAS (Squadra Anti-Sette istituita nel 2006) è bisognosa di maggiori forze operative e di formazione! Non si possono attenzionare casi gravi di persone messe a contatto con sètte criminose, le cui filosofie di pensiero e pratiche cultuali sono sconosciute, e nello stesso corpo di polizia non vi sia nessuno che sia in grado di poter fornire conoscenza su tali movimenti o associazioni. Anche i PM, i Giudici, gli avvocati, i servizi sociali abbisognano di tale formazione: manca un ascolto basato sulla comprensione dei fatti.

Dott.ssa Maria Carla Bocchino ex Dirigente Squadra antisette SAS – Dott.ssa Francesca Capaldo attuale Responsabile SAS (immagine di repertorio)

Comprendere per agire dovrebbe essere un imperativo in tali tristi casi!

Un fenomeno “complesso e pericoloso” quello delle sètte, ha sottolineato al convegno Francesca Capaldo, responsabile della Squadra anti-sètte della Polizia di Stato. Attraverso l’attività d’indagine “emergono reati come: violenza sessuale, anche di gruppo, maltrattamenti, estorsioni, truffe e per quanto riguarda le sètte sataniche anche profanazione di cimiteri”. Non è un fenomeno circoscritto ma “trasversale”, riguarda infatti “tutti i ceti sociali”.

“Rispetto ai fenomeni di manipolazione mentale, è importante sottolineare – continua Capaldo -, come l’abrogazione del reato di plagio, in certi casi, non ci ha consentito di perseguire queste attività di tipo manipolatorio”.

Mi preme sottolineare la pericolosità della rete, di una generazione, la nostra sempre più social, prendendo spunto da un articolo apparso su “Repubblica” si evince quanto segue.

Dalla ricerca emerge che la quasi totalità dei ragazzi (97%) e degli adulti intervistati (95%) possiede e utilizza uno smartphone per navigare. 

Rispetto al 2013 si registra un +26% per i ragazzi, mentre rispetto al 2014 un +18% degli adulti. I bambini ricevono il loro primo smartphone a 11 anni e mezzo, età media più bassa di un anno rispetto al 2015. 

Il 94% degli adulti e l’87% dei ragazzi ha almeno un profilo social e in media hanno più di 5 profili ciascuno.

Sia adulti che minori non hanno però una chiara conoscenza di quali dati vengano effettivamente raccolti e non si preoccupano troppo, anche per non perdere tempo, di leggere termini e condizioni d’uso dei servizi online.

La ricerca IPSOS per Save the Children rivela quanto gli utenti della rete non facciano nulla per proteggere la propria immagine, inconsapevoli del fatto che ogni dato, commento, foto, video, luogo, opinione che si posta sul web, viene catalogato, alla faccia della privacy. Un gruppo settario che lavora online, fa abbastanza in fretta, quindi, a conoscere di un probabile adepto/vittima,  quali possano essere i suoi gusti, le sue opinioni politico-religiose, quali i luoghi che frequenta, gli amici a lui vicini….. e senza neanche incontrarlo e sottoporlo a un colloquio. L’analisi qui di seguito, mostra in maniera inequivocabile, il fatto che la rete registri non solo i dati personali e indirizzo IP, ma anche tutti i nostri like, i luoghi nei quali ci spostiamo, le foto e i video in cui compaiono parenti e amici a noi cari ecc..ecc.. La stessa ricerca rileva come: 1 adulto e 1 ragazzo su 5 crede che ad essere registrati in rete siano solo i dati rilasciati volontariamente; il 63% degli adulti e il 47% dei minori l’indirizzo IP; 4 adulti su 10 e 1 ragazzo su 5 i “like” che si mettono ai post; il 13% degli adulti (contro l’1% dei ragazzi) quello che si dice o si fa nelle vicinanze di un oggetto collegato a Internet (ad esempio Smart-TV, Smart-toys, ect.). (fonte).

Con il termine “social network”, s’intende una vera e propria “piazza virtuale” presente e in continua e costante evoluzione; luogo d’incontro dove tutti i presenti  hanno la possibilità di scambiare opinioni su argomenti che coinvolgono ogni aspetto del sociale: dalla politica alla cultura, dalla religione al semplice gossip, dai gusti sessuali alla scelta di prodotti e servizi commerciali. 

I nuovi sistemi di comunicazione e interazione sociale sono in continua evoluzione e sono in grado di creare in brevissimo tempo relazioni tra migliaia di persone, trasformandosi quindi in un importante veicolo anche per operazioni commerciali e di marketing.

Numerosi sono i dati che viaggiano costantemente tra le strade dei nuovi centri di comunicazione del web a disposizione di chiunque ne voglia approfittare ed è per questo che è necessario utilizzare i nuovi mezzi di interazione offerti con le dovute cautele, adottando delle semplici precauzioni per evitare spiacevoli inconvenienti conseguenti al fatto che i dati personali (comprese fotografie e video) sono nella disponibilità di tutto pubblico e in modo globale.

Tra gli aspetti negativi sono elencati:

  • possibili traumi psicologici causati da insulti trasmessi attraverso tali siti;
  • molestie sessuali a bambini e giovani;
  • annunci espliciti di prostituzione;
  • ripetuta violazione della privacy, dell’onore e della dignità  personale;
  • incitamento alla violenza e razzismo;
  • diffusione di ideologie di matrice fascista o che fanno apologia al nazismo, aggiungerei, senza tema di smentita, “forme di proselitismo aggressivo e coercitivo“, formula vincente di molte chiese e/o gruppi abusanti perché settarie nella loro stessa struttura e prassi.

Invito pertanto ognuno di noi a riflettere, a controllare di cosa i nostri bambini, giovani, allievi, figli si nutrono in rete.

Presente al convegno l’ordinaria di Psicologia presso l’Università La Sapienza di Roma Anna Maria Giannini che ha concentrato il suo intervento sulla manipolazione mentale, “tema centrale nel rapporto tra il guru e le sue tante vittime, dirette e indirette”. “Liberarsi dalle sètte, non è facile: ne escono devastate, con l’ulteriore sofferenza del senso di vergogna. Si domandano infatti, una volta fuori, ‘come è potuto succedere?’ Devono ricominciare un cammino dopo una dipendenza fortissima, senza la quale, sembra paradossale dirlo, si ha paura ad andare avanti”.

“Nel nostro Paese – ha detto il prefetto Vittorio Rizzi della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato -, dopo l’eliminazione del reato di plagio, le norme che si applicano sono ad esempio l’art. 643 del codice penale, circonvenzione di persone incapaci ma “il confine tra l’esercizio di una libertà e la negazione di una libertà che c’è nel settarismo abusante e criminale, ha reso difficile il compito del legislatore in un criterio di oggettività”.

Si ringrazia la FAVIS (Associazione Familiari delle vittime delle sette – Onlus) per il prezioso lavoro di informazione capillare e giornaliero sul fenomeno del plagio e della manipolazione mentale, e ancora il CESAP (Centro Studi Abusi Psicologici – Onlus) e AVADI (Associazione Vittime delle Assemblee di Dio in Italia) delle quali faccio parte. Si tratta di tre associazioni che con competenza operano in perfetta sinergia in prima linea per tutelare le vittime delle sètte abusanti.

per il CESAP e AVADI
Maria Teresa Pizzulli

Fonti:

Sulla pagina di Radio radicale è possibile seguire il video dell’intera conferenza.

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